Scoperta relazione tra batteri intestinali e fegato grasso
Non è solo colpa dei chili di troppo o di un abuso di alcolici. C'è un nesso tra la quantità di batteri che vivono nell'intestino e lo sviluppo della steatosi epatica, patologia che comporta un pericoloso accumulo di grasso nel fegato, per cui è anche chiamata “fegato grasso”.
Questa malattia può essere determinata anche dal grado di permeabilità intestinale ai microorganismi batterici, cioè da quanto siano più o meno strette le giunzioni fra le cellule della parte intestinale.
Questa nuova scoperta viene da uno studio dell'Istituto di Medicina interna e geriatria dell'Universita' Cattolica di Roma, pubblicato sulla rivista dell'Associazione americana per lo studio delle malattie del fegato “Hepatology”.
Altri studi avevano già messo in luce come la flora batterica intestinale potesse influenzare la Non-alcoholic fatty liver disease (Nafld), cioè la malattia del fegato grasso non alcolico o steatosi epatica. Alcuni studiosi si domandavano se esporre il fegato ai batteri intestinali potesse predisporlo, in qualche modo, a sviluppare la steatosi.
Per dare una risposta esauriente al quesito è nata l'indagine italiana, guidata dal prof.Grieco, docente dell'Istituto di Medicina interna della Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma.
Il gruppo di studio ha valutato la permeabilità intestinale di 35 persone colpite da steatosi epatica, confrontando i dati raccolti con quelli di 27 pazienti con celiachia all'esordio, notoriamente soggetti a problemi intestinali, e con quelli di 24 soggetti sani.
Tramite l'esame della biopsia, Grieco e colleghi hanno valutato la gravità del danno epatico nei pazienti affetti da steatosi, misurando invece col breath test (test del respiro effettuato dopo l'assunzione di una bevanda con glucosio) il loro livello di contaminazione batterica intestinale. Altri esami hanno poi quantificato, in chi soffriva di steatosi epatica, la permeabilità intestinale e l'integrità delle giunzioni cellulari dell'intestino tenue.
Particolarmente efficace e ingegnoso è il test del respiro (Breath Test): consiste nel far bere una bibita con glucosio al paziente, misurando poi nel respiro, a intervalli regolari di tempo, la quantità di idrogeno prodotta dai batteri che metabolizzano lo zucchero. Ovviamente più idrogeno si riscontra e più batteri intestinali ci sono.
Quello che è la novità nello studio dell'Università Cattolica, come afferma il prof.Grieco, è l'avere scoperto che sia la permeabilità intestinale sia l'anomala concentrazione della flora batterica nell'intestino tenue sono maggiori nei pazienti affetti da steatosi epatica e sono collegate alla gravità della patologia. Per Grieco la distruzione delle giunzioni intercellulari intestinali potrebbe spiegare la maggiore permeabilità intestinale in chi soffre di steatosi.
L'ipotesi dei ricercatori italiani è che la steatosi stessa potrebbe essere provocata dall'eccesso di flora batterica intestinale e/o dall'aumentata permeabilità delle pareti dell'intestino.
Quest'idea trova alcune conferme in ricerche sperimentali sui topi, dove un'integrazione alimentare con probiotici ha migliorato il quadro clinico della steatosi causata da una dieta troppo ricca di grassi.
Il dott.Luca Miele, coautore dello studio, afferma che sono diverse le ipotesi possibili per spiegare come i batteri intestinali possano provocare il fegato grasso: questo può accadere con la produzione di alcune tossine o interferendo con la sintesi delle lipoproteine, fondamentali per la mobilizzazione del grasso.
In sostanza serviranno altre ricerche per chiarire il meccanismo che lega i batteri intestinali alla steatosi epatica: una volta che questo nesso sarà stato messo pienamente in luce, sarà possibile pensare a nuove terapie contro la steatosi epatica che agiscano sul microbiota, cioè l'ecosistema batterico intestinale.
Elisabetta Bugianesi ed Ester Vanni dell'Università di Torino, commentando lo studio romano, si augurano proprio questo: a loro parere le migliori terapie anti-steatosi sono quelle che puntano a modificare lo stile di vita del paziente. Le malattie metaboliche squilibrano la flora batterica intestinale e un aiuto per riequilibrarla può venire da probiotici e prebiotici.
Alla ricerca scientifica hanno partecipato molti specialisti: Luca Miele, Venanzio Valenza, Massimo Montalto, Giuseppe La Torre, Giovanni Cammarota, Roberto Ricci, Fabio Vecchio, Roberta Mascianà, Alessandra Forgione, Maria Letizia Gabrieli, Gianlodovico Rapaccini, Giovanni Gasbarrini e Antonio Grieco.
La steatosi epatica è un’infiltrazione di grasso degli epatociti, causata da stress metabolici di varia origine. Non si tratta di una patologia priva di rischio evolutivo in cirrosi, come veniva considerata fino a pochi anni fa, e la sua genesi non è strettamente o principalmente correlata solo all’abuso alcolico. La steatosi epatica è frequente nei pazienti con epatite C cronica , ed in particolar modo nei pazienti infettati con genotipo 3 del virus dell’epatite C (HCV). Si tratta di una patologia in aumento, perché l'alimentazione tende a peggiorare: si riducono i cibi salutari come verdura, legumi e frutta per privilegiare quelli ricchi di grassi, elaborati e superconditi. Situazioni spesso aggravate da uno stile di vita poco attivo.
Fonte: Italiasalute.leonardo.it























