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Covid-19, i trapiantati si ammalano in maniera più grave

Secondo uno studio pubblicato su CMAJ, le persone che hanno ricevuto trapianti di organi solidi hanno un rischio più elevato di malattia grava e decesso in caso di infezione da SARS-CoV-2, rispetto alla popolazione generale.
«Circa la metà dei pazienti nella nostra coorte è stata ricoverata in ospedale, un terzo di loro ha avuto bisogno di ossigeno e l'11% circa è deceduto entro i primi 30 giorni» spiega Deepali Kumar, dell'Università di Toronto, autrice senior del lavoro.
I ricercatori hanno esaminato i dati di tutti i destinatari di trapianti di organi solidi in nove programmi di trapianto in Canada che avessero ricevuto una diagnosi di COVID-19 tra marzo 2020 e novembre 2021, per un totale di 509 pazienti.
Un totale di 82 (16,1%) pazienti aveva ricevuto una o più dosi di vaccino, 53 (10,4%) due dosi, e tre (0,6%) tre dosi di vaccino contro COVID-19. L'età, il numero di comorbilità, l'essere stato sottoposto a trapianto di polmone e l'assunzione di prednisone al basale erano associati alla necessità di ricevere ossigeno.
Avere bisogno di ossigeno era a sua volta legato a una maggiore durata mediana della degenza ospedaliera (14 giorni rispetto a 6) e a una maggiore incidenza di infezioni fungine (6,3% rispetto a 0%). I ricercatori hanno osservato tra i trapiantati un tasso di ospedalizzazione (54,2%, n = 276 pazienti) che ritengono sorprendentemente alto.
Un totale di 94 pazienti (18,5%) sono stati ricoverati in terapia intensiva e 76 pazienti (14,9%) hanno richiesto la ventilazione meccanica.
Complessivamente, 57 (11,2%) pazienti sono deceduti entro 28 giorni dalla diagnosi di COVID-19, e altri 21 decessi si sono verificati fino a 90 giorni dopo la diagnosi. Tra i pazienti che erano stati vaccinati, il tasso di mortalità per tutte le cause a 90 giorni è stato di tre su 26 (11,5%) per i pazienti che avevano ricevuto una dose, quattro su 53 (7,6%) per quelli che ne avevano ricevute due, e zero su tre in caso di tre dosi di vaccino.
I destinatari di trapianti di polmone (n=48) avevano maggiori probabilità di avere una malattia grave con un alto tasso di mortalità rispetto ai riceventi di altri trapianti di organi.
«I trapiantati di fegato erano probabilmente i più protetti. Presentavano infatti una mortalità dell'11%, che, pur essendo superiore a quella della popolazione generale, era decisamente inferiore a quella dei trapiantati di polmone, probabilmente perché assumono meno farmaci antirigetto.
I risultati suggeriscono che i destinatari di trapianto dovrebbero essere tra i primi a ricevere i vaccini e i trattamenti contro il COVID.

Fonte: doctor33.it

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