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Diabete, fibrosi epatica associata a mortalità. Ruolo della valutazione strumentale

Uno studio su 4.102 adulti mostra che la rigidità epatica è un predittore indipendente di mortalità nei pazienti con diabete, a differenza dell’indice FIB-4

Le attuali raccomandazioni dell’American Diabetes Association prevedono l’impiego della misurazione della rigidità epatica solo in presenza di un indice FIB 4 elevato, nonostante quest’ultimo mostri limiti in popolazioni specifiche come le persone con diabete di tipo 2. Il presente studio aveva l’obiettivo di verificare se la fibrosi epatica valutata strumentalmente fosse associata a un aumento della mortalità negli individui con e senza diabete.

L’analisi ha incluso adulti con dati completi di elastografia transiente e controlled attenuation parameter provenienti dal National Health and Nutrition Examination Survey 2017 2018, collegati ai registri nazionali di mortalità fino al 2019. Sono stati esclusi i soggetti con malattie epatiche diverse dalla MASLD. La diagnosi di MASLD era definita da valori CAP pari o superiori a 274 dB/m, mentre la fibrosi avanzata da valori di rigidità epatica pari o superiori a 9,7 kPa. L’esito principale era la mortalità per tutte le cause, valutata mediante modelli di Cox.

Sono stati analizzati 4102 adulti, età media 47 anni, con un follow up medio di 24 mesi durante il quale si sono verificati 59 decessi. I pazienti deceduti erano più anziani, più frequentemente affetti da diabete e più spesso di etnia bianca non ispanica. La combinazione di diabete e MASLD era associata a un aumento significativo del rischio di mortalità, così come la presenza concomitante di diabete e fibrosi avanzata. Nei soggetti diabetici, la rigidità epatica si confermava un predittore indipendente di mortalità anche dopo l’aggiustamento per età, sesso, BMI ed emoglobina glicata, mentre l’indice FIB 4 non mostrava la stessa associazione.

Questi risultati indicano che la valutazione strumentale della fibrosi epatica rappresenta un fattore prognostico rilevante nei pazienti con diabete e suggeriscono l’opportunità di integrarla nella gestione clinica routinaria per identificare precocemente i soggetti a maggior rischio di mortalità.

Fonte: doctor33.it

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