Una diagnosi per la fibrosi del fegato
Con i metodi convenzionali la patologia non può essere rilevata finché non sfocia in cirrosi
Quanto è elastico un fegato? La domanda non è oziosa visto che questo parametro viene utilizzato nella diagnosi della fibrosi, una patologia che può successivamente dare luogo a una cirrosi. Grazie alla nuova metodologia messa a punto, l’elastografia a risonanza magnetica (MRE), dai ricercatori della Mayo Clinic sarà ora possibile ottenere una diagnosi in modo non invasivo, evitando la biopsia. La ricerca che ha portato allo sviluppo della MRE, che potrebbe avere ulteriori sviluppi in campo oncologico, è pubblicato sull rivista “Radiology”.
Secondo quanto si legge nell’articolo, un fegato sano è molto soffice al confronto con altri tessuti, e soprattutto rispetto a un fegato affetto da cirrosi, che diventa invece molto compatto. L’idea di Richard Ehman e colleghi è stata quella di applicare una serie di vibrazioni al fegato e di utilizzare poi una forma modificata della risonanza magnetica per ottenere immagini – in soli 20 secondi – delle onde meccaniche che passano attraverso l’organo. L’elaborazione dei dati così acquisiti permette di avere un diagramma tridimensionale dell’elasticità dell’organo, un elastogramma, appunto.
"Si tratta di un progresso nele tecniche diagnostiche in questo campo piuttosto importante – ha spiegato Eheman – poiché le tecniche di imaging tradizionali come la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica e gli utrasuoni non permettono di identificare la fibrosi prima dell’insorgenza della cirrosi.”























