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Fegato grasso, un test del sangue per scoprirlo

 

(AGI) - Firenze, 26 nov. - Un semplice esame del sangue, il FibroMax, per scorpire se si soffre di fegato grasso e se e' in forma avanzata. Il test sui primi 67 pazienti arruolati nello studio VARES (VAlutazione del Rischio Evolutivo del paziente con Steatosi epatica non alcolica in medicina generale) ha evidenziato risultati interessanti, tra cui una steatosi severa nel 30% dei casi, rispetto ad una diagnosi ecografica di steatosi moderata, e una fibrosi di grado avanzato non diagnosticata nel 12% dei pazienti.

"Tutti casi sfuggiti alle analisi di routine - afferma il dottor Ignazio Grattagliano, medico di medicina generale collaboratore area gastro-enterologica Societa' Italiana Medicina Generale (SIMG) e coordinatore dello studio Vares -. I dati preliminari dello studio che presentiamo a questo 26° congresso annuale dei medici di famiglia inaugurato oggi a Firenze lo confermano: non sempre le indagini standard, come le transaminasi e l'ecografia, sono sufficienti a valutare la gravita' e la progressione della steatosi". "La steatosi epatica, o 'fegato grasso', e' una malattia molto frequente nella popolazione generale - spiega il dottor Enzo Ubaldi, responsabile nazionale dell'area progettuale gastro-enterologica della SIMG. Si manifesta spesso con un lieve rialzo degli enzimi epatici nel sangue (ad esempio ALT), ma la diagnosi e' oggi affidata all'ecografia.

 E' importante, quindi, individuare i casi che richiedono ulteriori accertamenti e cure da parte dello specialista prima che progrediscano verso forme croniche piu' gravi, quali fibrosi e cirrosi fino al carcinoma epatico, causa di morte nel 3% dei pazienti". Se la malattia epatica e' ancora in fase iniziale, spiega Grattagliano, "dieta, esercizio fisico e l'utilizzo di un integratore ampiamente studiato, come il Realsil, a base di silibina (estratto del cardo mariano), ad attivita' antiossidante e antifibrotica, in associazione a fosfatidilcolina (che ne favorisce l'assorbimento per via orale) e a vitamina E (ad azione antiossidante e stabilizzatore di membrana), possono contribuire a migliorare la condizione epatica. E lo stesso FibroMax potra' essere proposto in futuro per il follow-up dei pazienti con steatosi epatica non alcolica, analogamente a quanto gia' succede per il monitoraggio della steatosi alcolica o di quella causata da infezione da virus dell'epatite B o C". (AGI) Pgi

Fonte: medici-oggi.it

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