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Esistono terapie farmacologiche per la steatosi epatica (NAFLD)?

Ad oggi, non esistono terapie farmacologiche specificamente approvate per il trattamento della NAFLD. Tuttavia, tre farmaci già presenti in commercio hanno mostrato una certa efficacia in studi clinici controllati effettuati in pazienti con NASH: 

  • la vitamina E

e due farmaci utilizzati per il trattamento del diabete,

  • il pioglitazone,
  • la liraglutide.

Si tratta tuttavia di farmaci gravati da alcuni effetti collaterali, che possono avere un impatto anche sui valori glicemici e che debbono essere utilizzati solo dietro prescrizione specialistica e conseguente monitoraggio.

Guardando verso il futuro, numerosissime molecole sono in fase di sperimentazione, più o meno avanzata, per il trattamento della NASH, e l’arrivo in commercio delle stesse è auspicato nell’arco dei prossimi anni.

Queste molecole hanno uno o più dei seguenti obiettivi: 
ridurre la quantità di grasso intra-epatico;
ridurre la reazione infiammatoria epatica;
ridurre o far regredire il deposito di tessuto cicatriziale (fibrosi).


Il farmaco in fase di sperimentazione più avanzata per il trattamento della NASH è l’Acido Obeticolico (OCA), che è già commercializzato per la terapia di una malattia biliare (colangite biliare primitiva), ad un dosaggio però differente da quello che dovrebbe essere indicato per la NASH.

Su questo farmaco sono infatti da poco disponibili i risultati dell'analisi preliminare (18 mesi di terapia) di uno studio di fase 3 che sta valutando la sicurezza e l'efficacia di due dosi di acido obeticolico, 10 mg o 25 mg al giorno, in pazienti affetti da NASH in stadio intermedio di fibrosi (F2 – F3). L'acido obeticolico ha dimostrato di raggiungere un obiettivo primario dello studio (miglioramento della fibrosi di almeno uno stadio senza peggioramento della NASH) in un numero significativamente superiore di casi rispetto a quanto ottenuto dal placebo. Lo studio è in corso con pazienti che dovrebbero avere un monitoraggio per almeno 4 anni al fine di valutare i benefici clinici a lungo termine del trattamento.

Indipendentemente da questa prima molecola, l’orizzonte terapeutico è in estrema evoluzione e ci si aspetta (e ci si augura) che possano giungere quanto prima molteplici terapie efficaci ed anche possibili strategie da trattamenti di combinazione.

La revisione scientifica è stata curata dal professor Umberto Vespasiani Gentilucci, Medico Medicina clinica ed Epatologia - Professore Associato di Medicina interna – Campus Biomedico di Roma.

Progetto realizzato con il sostengo incondizionato di Intercept.
Aggiornamento anno 2020



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